Oggi tirava vento. Mi metto qualche goccia di collirio e mi viene di pensare al valore di una goccia. Ragionando in millilitri, se il millilitro fosse stato di Chateau Petrus Pomerol 2002 (ne ho preso uno a caso, e ce ne sono di più pregiati) mi sarebbe costato 4.65 euretti. Ora, la domanda è ovvia: sarebbe bastato un millilitro a stimolare le mie papille e a farmi godere di tale nettare? No, certamente.

Allora ragioniamo sul centilitro a € 46,50. Più o meno il bicchierino di sciroppo che avete quando avete la tosse? No, non ci siamo: “mezza piotta” (a Roma si dice così) per un bicchierino da sciroppo? Ce la farò a stuzzicare le papille?

Ma poi la domanda è ovvia: ma cosa ci sarà mai dentro questa bottiglia da valere così tanto? Sarei in grado di apprezzarne il valore? Mi sentirei a posto con la coscienza nel momento in cui poi mi ritrovassi in strada a vedere uno che fruga nella spazzatura? Ce la farei a bere quel centilitro di vino sapendo che con 50 euro chi stenta ad arrivare a fine mese ci mangia per qualche giorno?

Vino a 3.500 euro a bottiglia: indubbiamente nel settore luxury ci sono casi più eclatanti ma io credo che anche potendomela permettere, 3.500 euro preferirei destinarli in altro modo, chiedendo alle mie papille gustative di pazientare, sentendomi però fiero della scelta fatta.

Lo so, non è un discorso da quasi sommelier, ma credo che le persone vengano sempre e comunque prima del vino.