In Alsazia il vino è protagonista. Ma lo è sul serio.
Quello che noto, in modo evidente, è il diverso stile di fare marketing.

Tutto ha un marchio. L’immagine è curata. Le indicazioni sono chiare. Le location sono strepitose.
Ma, soprattutto, l’accoglienza è veramente al Top. Puoi entrare in una cantina lungo la strada, chiedere per una degustazione, ed essere immediatamente accolto dal proprietario (o presunto tale) il quale, per quanto in maglione sdrucito e stivaloni da vigna, ti fa entrare in un locale curato come il Louvre. Un locale nel quale nulla è lasciato al caso. Le luci, la disposizione delle bottiglie, le brochures, gli stuzzichini.

Nel momento in cui ti accoglie, ti accorgi che lui, in quel momento è a tua disposizione e che non ci sono problemi di tempo. Sono talmente “oltre” che la stragrande maggioranza delle degustazioni sono state free: per loro, farti bere il loro vino è marketing. Per non parlare di ciò che da noi sarebeb chiamato “Cantina Sociale”. Anche qui location, accoglienza, libri, esposizione perfetta.

Ah, dimenticavo, il vino.
Non ricordo se ve l’ho già detto ma a me il Gewurtztraminer è venuto un pò a noia, per cui abbiamo provato Riesling di tutti i tipi, Grand Cru inclusi.
“Belli”, persistenti, intensi, drammaticamente lunghi. Indubbiamente dopo un pò “tendenzialmente” uguali.

Però, che bella esperienza. E’ la mia terza volta in Alsazia, ma le prime due ci sono venuto ignorando il vino.
Vigneti a perdita d’occhio e grande cultura enologica.
Da non perdere.