Provenza. La lavanda, si, i campi di lavanda in fiore. E poi Van Gogh e tutti gli impressionisti.
Poi l’arte, l’indubbio stile provenzale che respiri in ogni paesino.
Bene, tutto in lista e tutto “spuntato”, ma adesso, un po’ di vino? E i rosati provenzali? Vogliamo far finta di niente?

Inutile dire che nella mia testa c’è Chateauneuf du Pape, e il percorso di viaggio di questi 5 giorni è stato subdolamente gestito in modo tale da fare tappa in aree vocate alla viticultura…. Poi però chiedo consiglio al Prof. Luca Radicchi e lui mi mette – sempre come al solito – in testa un tarlo “fai un salto a Bandol, vedrai che troverai delle sorprese…

Sempre con fare subdolo organizzo il mio tour in modo tale da fare anche una puntatina a est.
Il mio obiettivo era Chateau de Pibarnon e, guarda caso, trovo in Eric de Saint Victor un interlocutore pronto e disponibile.

Siamo a meno di un’ora da Marsiglia. Nell’entroterra di Bandol, in una location magnifica. Di fatto un “intarsio” tra le colline e il mare. La sensazione è quella di stare su una terrazza dalla quale si vedono i vigneti disposti ad emiciclo, come in un teatro greco.

Eric ci accompagna e ci racconta della sua Azienda. Un territorio ricco, particolare, diverso dagli altri territori di Bandol. Un terreno molto calcareo ricco di microfossili, ma un territorio nel quale possiamo trovare anche la Marna blu di Santonien. Una caratteristica che ritroviamo su grandi terroir come Château Yquem, a Sauternes o Château Pétrus, a Pomerol.

I vini di Eric godono di un terroir particolare e riescono ad essere allo stesso tempo eleganti e potenti.

E’ stata oltre tutto la mia prima volta con il Mourvedre, un vitigno che ti fa immediatamente innamorare per la sua capacità di conquistarti ed aggredirti allo stesso tempo. Non me ne voglia quindi Eric, se mi soffermo prevalentemente sui suoi rossi e sui rosati, meravigliosa espressione del Mourvedre il quale supportato dalla onnipresente grenache noir, anche nei rosati riesce ad essere di carattere.

Grazie Eric per la tua accoglienza.
Grazie per la lunga chiacchierata che ci siamo fatti, un po’ in francese e un po’ in inglese, ma anche per avermi fatto capire che quando la passione per il vino prende il sopravvento la lingua potrebbe essere anche l’hindi tanto ci si capirebbe lo stesso. Grazie a Stefania, mia moglie, per la pazienza.

Concludo con un suggerimento. Bordeaux, Borgogna e Champagne: ok, ma non sottovalutate la Provenza!

https://www.pibarnon.com