Giusto il tempo di riprenderci dal piacevole stato di estasi che ci ha generato la visita a Milo e ci riavviamo verso la seconda destinazione. Si torna alla base, a Viagrande.

Anche qui un secondo “stargate”, e anche qui la difficoltà di non saper dove guardare, se farsi rapire dall’edificio o dal cratere spento di fronte a noi sul quale si “arrampicano” gli alberelli che danno vita al “Contrada Monte Serra“.

Fa caldo ed entriamo. Qui si respira vino. O meglio, qui si respira cultura del vino e anche (cosa rara) marketing del vino. E’ qui che incontriamo la vera DOC siciliana, quella dell’ospitalità la “O” maiuscola. Un tagliere e molte altre cose buone per accompagnare una degustazione lunga ed articolata, ma talmente interessante da annullare il concetto di tempo.

Contrada Cavaliere Etna Bianco 2017 e Pietra Marina 2015 per raccontare al meglio il Carricante. Quindi Pietra Marina 2000 per valutare la longevità. Per poi virare sul Nerello Mascalese, passando per un godibilissimo Etna Rosato 2018. Quindi si passa ai “must” del versante nord, dalla Serra della Contessa 2014 al Rovittello 2014 che già conosciamo. Ma è del “Contrada Monte Serra 2016” (e anche 2017) che mi lascio ammaliare. Una delle espressioni di Nerello Mascalese da me fino ad oggi preferite. E pensare che uscendo, ho la vigna davanti ai miei occhi.

Parliamo molto, e capiamo molto, anche che Antonio deve essere fermato perché il suo amore per raccontare i suoi vini non conosce limiti. Si pala di Nerello Cappuccio e ci porta un Nerello Cappuccio in purezza 2018. Colore. Tanto colore, ma soprattutto quelle note in bocca che ti fanno capire per quale motivo viaggia sempre insieme al fratellone “mascalese”.

E’ ora di andare. Abbiamo tenuto Antonio sotto sequestro per troppo tempo. Il clima è quello rilassante e accogliente di un meraviglioso resort con un perfetto padrone di casa, ma dobbiamo riprendere la strada di casa.

Arrivederci. Si, arrivederci.
In questo posto ci voglio tornare 🙂

 

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