Termeno, Tramin, che qui si faccia vino lo si capisce arrivando.

Che loro vogliano fugare ogni dubbio è altrettanto chiaro: te lo scrivono pure sul cartello. Veniamo da Roma e siamo un po’ stanchi. Era da qualche centinaio di chilometri che gli equipaggi mi chiedevano di “fare una tappa”. Con la logica del “conosco un posticino” la tiro fino a quasi la destinazione finale e faccio in modo che l’uscita di Termeno sia il luogo ideale per fare un break.

Cotti come non mai e con le vesciche a 2 atmosfere, nessuno si è opposto: la strategia ha funzionato!

Alla base delle colline distese di meleti, tutti rigorosamente avvolti da reti protezione. Poi vigneti, alla base dei quali si vede sempre una pianta di rose (nb. lo sapete? Le rose non si mettono per mero fattore estetico ma per capire i anticipo l’eventuale attacco dei parassiti…). Poi inizia il paese. Silenzio assoluto. Tutto drammaticamente pulito. Poi un muretto curvilineo, molto “stiloso” quasi fosse un museo d’arte moderna che dice “Elena Walch”.

 

Faccio finta di non capire e non sapere e propongo una tappa mangereccia qui, nel loro bistrot. Un piatto di salmone, un assiete di formaggi, un dolcetto alle mele. I primi calici di Gewurtztraminer. Fresco, aromatico come sappiamo, delicato. Perfetto per i piatti presi e per il clima caldo che non i aspettavamo andando in montagna.

Potevamo cominciare meglio?