C’è una cosa che ancora non capisco nel mondo del vino. Trovo aziende che comunicano a 360 ° e aziende che non esistono. Cantine che presenziano dal Vinitaly fino all’ultima sagra di paese e aziende che non trovi neanche a cercarle con il lanternino. Aziende che negli eventi si fanno trovare con un sommelier preparato, una brochure e mille informazioni a tua disposizione, ma anche aziende che “espongono” il loro vino, ma con un sommelier che sa più o meno cosa sta servendo e neanche uno straccio di carta a raccontarti di cosa si tratta.

Poi ci sono aziende che lavorano bene, ma relegano il vino a coprotagonista, dando importanza al B&B piuttosto che ai valori della loro vigna e della loro cantina, spendendo fior di quattrini per fare un prodotto di eccellenza, ma poi concentrandosi nel pubblicizzare il loro certificato di TripAdvisor.

Non capisco.
Non capisco se è un problema di cultura, di interlocutore, di percezione o di budget.
Non capisco se è chiaro il concetto che non basta il solo vino, la sola bottiglia per comunicare il vino.

Si, potrebbe essere una questione di budget, ma tra il fare tutto e il non fare nulla ci potrebbero essere delle soluzioni intermedie, a costo sostenibile, capaci di spostare l’asticella della comunicazione dal “nulla” a “minimo fisiologico” o, possibilmente ad un semplice ma dignitoso modo di raccontare la propria azienda e i propri prodotti, magari “semplicemente raccontando” l’amore che viene messo nel proprio lavoro.

Basterebbe già uno smartphone da pochi euro.
Ce la possiamo fare. Ce la potete fare.