metamorfosiOddio, solo una lezione del corso da sommelier AIS e al primo calice di vino già parlo in modo strano!

Metto bocca su come mi hanno portato la bottiglia, su come l’hanno aperta, parlo di acidità, di zone della lingua, prendo il bicchiere come quelli che prendevo in giro fino a qualche tempo fa… Mamma mia, la trasformazione è in atto!

Bere è un “momento”.

Un momento nel quale devi prenderti il tuo tempo, ti devi preparare, e devi lasciarti andare nel tuo nirvana enologico. Preferisco i bianchi. La mia passione sono gli alsaziani. Forse per questo ho grosse aspettative, da questo corso, sulla possibilità di aprire la mente verso i rossi.

Sono a cena, è il compleanno di mia moglie e da sempre tento di guidare la mia famiglia, anche nel quotidiano, verso il concetto di “poco ma buono”. Anche se non si direbbe visti i miei chiletti in più, non faccio molto fatica a mettere in pratica questo criterio, tanto che lo stesso Federico è oramai diventato un sano rompiscatole in termini di sapori, profumi e – ti dirò – presentazione, anche di una semplice cacio e pepe.

Cena di tutto rilievo (poco ma buono) e oramai plagiato dagli assaggi siciliani proposti dal mio mentore Umberto Gambino (www.thewinereporter.it) scelgo di continuare con un vino siciliano. Mi faccio portare “Grillo 2014 ” e … ma porca miseria ecco la prima leggerezza. Pensavo che “Grillo” fosse già sufficiente per identificare il vino e invece oggi che scrivo scopro che è un vitigno (Il grillo è un vitigno d’uva bianca da mosto presente soprattutto in Sicilia occidentale ed in particolare nel marsalese. Da Wikipedia).

Porca miseria quanta strada ancora da fare…. Comunque, vado a ritroso e scopro che era un “Grillo Di Giovanna 2014”. E qui viene il bello. Io direi che dalla lingua (si, ho scoperto che sulla lingua accadono molte cose, diverse, da imparare a riconoscere) sento qualcosa di fresco e acido. Un bel profumo. Qualcosa che mi ricorda vagamente, ma molto vagamente, un sauvignon. Dico una stupidaggine? Forse si, visto che è l’unico vino che attualmente riesco a riconoscere: ci sarà qualcosa di reale in questa assonanza o sono io che cerco di ricondurre tutto alla mia unica certezza?

Comunque è piacevole, come piacevole è la cena de l’Osteria Fernanda, che spazia da uno Spaghetto “Benedetto Cavalieri”, melanzana bruciata, gambero rosso e pistacchi (curioso) a un’anatra, nocciola, albicocca fermentata e cipollotto (altrettanto curiosa) a un dolce di Spuma d’aglio nero, birra e tuberi (veramente notevole).

Bevo solo il “grillo”. In famiglia a parte Federico che annusa e mette la lingua, bevo solo io, e ne bevo solo uno. Mi alzo soddisfatto, contento dei miei due minuti di nirvana enologico, contento di avere una conferma dalla terra siciliana ma con la preoccupazione di quello che diventerò: lo spirito di Antonio Albanese incombe sul mio futuro.