Stasera lezione sul “resto d’Europa”, quindi prevalentemente Spagna, Portogallo, Ungheria, Germania e via dicendo. Una bella lezione, una lezione che ci fa capire quanto l’Italia possa godere di un partimonio enologico senza rivali, fatto di tipicità e di un territorio che non può avere eguali nel resto del mondo.

Ma oggi non parlo di vino, bensi di una sensazione gusto-olfattiva diversa. Direi tattile.

Siamo in fase di degustazione. Un Cava (lo spumante Catalano), un Riesling auslese, un Tempranillo e un Porto.
E’ il momento del Tempranillo, un vitigno molto ricco di antociani (quelli che danno colore) e… iniziamo la valutazione.

Secco, sicuramente caldo, morbido…. UMIDO!

No, non è un nuovo parametro per valutare un vino, è Claudia, la mia “compagnuccia” di corso che pensa bene di sbilanciarsi e rovesciare il suo bicchiere di tempranillo nella zona più strategica che lei potesse scegliere., nella posizione perfetta per “battezzarmi” camicia e pantaloni. Claudia è una precisa, per cui sceglie di farlo nel modo migliore, con il vino che ha più antociani, e con una traiettoria impeccabile.

Ecco, credo che la legge di Murphy quella che recita che “le probabilità che un panino imburrato possa cadere sul tappeto atterrando dalla parte del burro sono direttamente proporzionali al valore del tappeto“, possa essere facilmente adattata al settore enologico. E quindi, ecco il mio corollario, adattato per l’occasione :

“La probabilità che qualcuni ti versi del vino addosso quando meno te l’aspetti è direttamente proporzionale alla quantità di antociani presenti nel vino stesso”.

🙂