Bond, il mio nome è James Bond“.
Diciamocelo, molti di noi conoscono il nome di qualche vino importante solamente in quanto citato in un film o, talvolta, in occasione di notizie in cui si annuncia la vendita di un vino a cifre mirabolanti.

Quando ho iniziato il mio corso AIS, il mio standard di vino era dai 6 ai 10 euro. Quello entro i 15 quando volevo fare bella figura. Oltre, solo per le grandi occasioni, ma molto raramente. Alla fine del primo livello, il costo base “accettato” è salito a 10 euro, 20 quando cerco un prodotto più ricercato, circa 30 quando cerco qualcosa di diverso.

A metà del secondo livello mi ritrovo a considerare i vini da 10 euro come minimo fisiologico per avere accesso al bicchiere. Quelli da 20 li reputo “interessanti”, ma la cosa più strana è che mi ritrovo a mettere nel carrelloo quelli da 30 e più con una eccessiva spavalderia.

Ancora tratto con il dovuto rispetto quelle rare bottiglie che ho in cantina e che superano i 50.

Parlando di Francia, territorio con il qule ho ancora poca confidenza, ho istintivamente preso coscienza che quando una etichetta inizia con “Domaine…” o “Chateau…” la storia si fa pesante e le mie finanze sono in pericolo, ma non pensavo che la parola “Romanée-Conti” potesse essere così impegnativa. Golfisticamente parlando, direi un vero e proprio “fuori limite”.

Un acino = 8 euro (ma anche oltre), tanto è il valore di un acino raccolto di questa microscopica vigna di Pinot Nero estesa per meno di due ettari.

Mi chiedo, come potrò mai fare per bere almeno un sorso di Romanée-Conti?

Si accettano inviti.