(foto Getty Images)

Il vino è diventato una passione.

Da quando frequento il mio corso è cambiato l’approccio. Bevo meglio e bevo meno. Però confesso che non me la godo.

E se strada facendo mi fanno il palloncino? Non ho ancora capito, esattamente a quanti bicchieri o mezzi bicchieri si raggiunge la soglia per la quale si cominciano a passare i guai.

Un bicchiere? Due bicchieri? Tre assaggi a stomaco vuoto alle 22.30? E in moto il palloncino vale lo stesso?

E poi, perchè lo si chiama ancora “palloncino”? Bah.

Un dilemma. Un vero dilemma.
Parte a questo punto il solito “ventaglio” di possibili soluzioni.

a) Comincio anche io a sputare il vino come fanno quelli bravi. ma se sono ad una cena come faccio?

b) Faccio guidare Stefania, che non beve, ma se è notte, vuol dire che arriviamo a mattina inoltrata.

c) Se mi fermano informo i gendarmi che “ho mangiato insalata con aceto” oppure che “ho usato collutorio” e altri intrugli – come da leggande metropolitane – che pare ti mettano in salvo. Ma non ne avrei la faccia

d) Mi ingozzo di caffè e altre bevande con la speranza che “coprano” l’alcol. Ma non credo funzioni

e) Faccio guidare un amico che non ha bevuto. Ne conoscete uno?

f) Mi astengo. Poi magari mi ritiro in convento, per poi scoprire che è proprio nei Monasteri che si “faceva vino” (e che vino!)

g) Sfido la sorte, tanto di punti sulla patente ne no in abbondanza.

Oramai il vino lo assaggio, non lo bevo.
Quando guido sono lucido e mai e poi mai vorrei mettere a repentaglio la vita mia, dei miei cari e di qualunque sconosciuto si trovi sulla mia strada.

Poco, ma buono. terribilmente buono. Questa è la soluzione.

Beviti un centimetro cubo di Ben Ryè e vedrai che non te ne servirà un bicchiere, e che la strada sarà chiara e la traiettoria perfetta.

E fallo capire a tuo figlio: che pretenda profumi e sapori e non un secchio di alcol ingoiato tanto per fare figo.