100 panettoni artigianali in degustazione…

Si, lo confesso, l’idea di dover degustare 100 panettoni artigianali, provenienti da tutta Italia, è una cosa che mette pensiero. Ma con gli amici di vinodabere.it non ci si tira indietro e, per fortuna, la degustazione viene organizzata in tre commissioni, e il numero degli assaggi si riduce. Non di molto ma si riduce.

Sempre attenti alle misure di sicurezza, ci apprestiamo all’assaggio. Ovviamente alla cieca, al fine di garantire una valutazione più che obiettiva. E’ strano vedere i panettoni classificati come F10, A2 o CL12 o CLM 32… quattro categorie principali per distinguere tra panettone classico, classico mandorlato, alcolico o fantasia. Quattro classificazioni necessarie visto il diverso carattere del prodotto e un ingresso in bocca decisamente diverso.

E’ la mia prima volta per questo tipo di valutazione e i primi assaggi servono per tararsi, ma vi garantisco che questo tipo di degustazione è affascinante. Senti il burro quando è buono e quando no. Capisci se la lievitazione è andata bene oppure se è rimasta una consistenza troppo “impappata”. A naso sembra anche riconoscibile quello che è un prodotto di pasticceria e uno di fornaio. Idem per la qualità delle uvette, dei canditi e delle mandorle: è li che ti accorgi se c’è stato un approccio generoso o meno.

Con gli alcolici e i “fantasia” il gioco cambia. Arrivano sul tavolo panettoni che sono una perfetta espressione di equilibrio tra pasta e farcia, così come arrivano altri assaggi caratterizzati da un eccesso di farcia, un eccesso che ricorda più quel “volersi far male” con pane e nutella che non un prodotto di bella pasticceria.

E poi le sorprese. Panettoni che spaziano dal vermouth al limoncello, dai fichi d’india alla rosa e chi più ne ha più ne metta. Meglio quello classico o quello creativo? Non ho dubbi sulla risposta: meglio quello buono e ben fatto.

Credo infatti che nulla più del panettone richieda allo stesso tempo gusto, equilibrio e stile. Se resti entro questa linea di confine, hai un panettone che lascia il segno. Se vai oltre, il rischio è di ottenere un prodotto incomprensibile e stucchevole. Probabilmente un “non-panettone”.

Il punto è quello, fino a che punto lo si può definire panettone?

Ma veniamo alla degustazione.
Alcuni dei “soliti nomi” confermano la loro presenza nella top ten. Uno su tutti Sal De Riso il quale “piazza” tre panettoni tra i primi venti.
Ma ci sono anche degli outsider interessanti, sia per lo stile classico che per gli approcci più creativi.

Più che meritata la prima posizione del Rosso ‘nduja e cioccolato di Antico Nero di Aspromonte. Un panettone difficile da definire ma per questo sorprendente, in quanto capace di spaziare dal dolce al salato fino a un finale piccante. Un panettone stranamente (per gli ingredienti) molto equilibrato e gradevole.

Interessanti i panettoni che potrete trovare nella classifica pubblicata su vinodabere.it.
Se dovessi sceglierne uno andrei in crisi. Ognuno dei panettoni presenti in classifica ha una sua identità ben precisa, e potrebbe soddisfare palati e gusti diversi.

La mia percezione del panettone, dopo questa degustazione è decisamente cambiata. Non mi basterà più mettere in bocca “un panettone”. Lo guarderò – anche la scatola visto che ho avuto modo di vedere confezioni meravigliose – poi lo scarterò e ne apprezzerò il profumo. Poi lo vivisezionerò in tutte le sue parti, dalle uvette ai canditi, dagli alveoli alla farcia fino ad ogni minimo particolare. Poi lo assaggerò e deciderò se continuare a mangiarlo.

Mi resta solo un dubbio: avrò voglia di spendere 40 euro al chilo per un panettone?
Ma si, del resto si fa una volta l’anno….

Una cosa è certa. Se fino ad oggi ero diventato un rompiscatole per il vino – …e il bicchiere e la temperatura, e “cosa beviamo”, e come lo abbiniamo… etc. etc. – da oggi “avete” generato anche un rompiscatole per il panettone del prossimo Natale…😊

La classifica

 

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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