14, 15, 16, 17 … I numeri del Primitivo di Polvanera

Gioia del Colle, in un caldo pomeriggio di agosto. Sono a Cantine Polvanera, e vengo ricevuto da Filippo Cassano, proprietario ed enologo dell’Azienda. Veniamo ricevuti nel dehor della cantina, per poi iniziare la visita vera e propria.

La conversazione parte dalla storia della famiglia, da un passato fortemente legato alla terra e da quella sana “smania” che, partito dalla scuola di enologia di Locorotondo, ancora continua ad esprimersi in un percorso in perenne evoluzione.

La cantina è scavata nella roccia calcarea e, la prima cosa che notiamo, è l’assenza di barriques o comunque di legno. Quella del rispetto della natura del Primitivo di Gioia del Colle sembra essere la filosofia di base di questa azienda. Per Filippo il primitivo non ha bisogno di legno. Per lui il primitivo deve essere rispettato e gestito esclusivamente in funzione del tipo di terreno e dell’età della vigna.

Ascoltare Filippo è un piacere, sia per la sua fierezza nel raccontare della sua piccola battaglia sul Fiano Minutolo, sia per il modo con il quale si sofferma a spiegare il procedimento del metodo classico ai due “adolescenti” che questa volta mi sono portato al seguito. E sì, perché tra i vari progetti di Filippo ci sono anche le bollicine: un metodo classico base primitivo, ma con un blend di altri vitigni autoctoni.

Dalla cantina passiamo all’interno della masseria. Un luogo che trasmette storia e lavoro. E lo trasmette ancor di più quando troviamo un tavolo di pomodorini messi ad essiccare. Ma noi siamo qui per il vino, per cui ci spostiamo all’esterno, per scoprire che oltre al Primitivo c’è dell’altro….

14,15,16,17. Eccoci finalmente al titolo di questo articolo.
Filippo si trovò a dare in valutazione i suoi vini quando ancora non gli era stato assegnato un nome.
Quando vennero valutati, se li ritrovò rinominati d’ufficio con il numero del contenitore nel quale si trovavano e da quel momento, nessuno ha più pensato di cambiargli nome…😊

Come dicevo, non solo Primitivo…. Questa è stata la nostra sequenza di assaggio:

Bianco d’Alessano 2019.
Un vitigno che non conoscevo. Piacevolmente fresco e sapido, con qualche nota di erba aromatica a caratterizzarlo ulteriormente.

Minutolo 2019.
Un vitigno aromatico, ma non di quelli con quella eccessiva aromaticità che oramai comincia a piacermi sempre meno. Molto interessante e piacevole nel trovarci sia la mela che un nota agrumata.

Rosato 2019.
Di solito, da queste parti troviamo rosati da Primitivo o da Negroamaro. Filippo invece il suo rosato lo ha pensato in modo diverso, mettendo insieme Primitivo, Aleatico e Aglianico Struttura, lampone e sapidità fanno si che io ne abbia comperata una bottiglia per la cena di due sere dopo.

Verdeca 2018.
Ah però, un macerato a questo punto proprio non me lo aspettavo.
Erbaceo, balsamico, un bicchiere nel quale rimettere il naso più volte. Federico mio figlio riesce anche a scovarci il fico d’india (sarà vero?). Una conferma in bocca. I macerati mi piacciono e questo è uno di quelli.

Aglianico 2017
A sorpresa quale preludio per la sequenza di Primitivo. Tannico quanto basta, con un bel carattere che ti fa venire immediatamente voglia di carne alla brace. La prugna c’è tutta, ma anche note terziarie che – a questo punto – mi aspetterei venissero da un legno, che invece non c’è.

Polvanera 14 Vigneto Marchesana 2017
Un primitivo di quelli che va giù che è un piacere. Piacevolmente tannico. Continua la mia sorpresa nel trovare note terziarie che avrei tranquillamente attribuito ad un passaggio in legno.

Polvanera 16 Vigneto San Benedetto 2015
Il mio preferito, scelto per la sua austerità. Prodotto da vigneti ad alberello. Complesso ma non “piacione”. Un vino che ti costringe a “restare su di lui” per un po’, per apprezzarne la tipicità e per il fatto di non essere sceso a compromessi.

Polvanera 17 Vigneto Montevella 2016.
Anche questo proveniente da vigneti ad alberello. Meno diretto del precedente, ma elegante e di grande carattere. E’ facile dimenticarsi dei suoi 16.5 gradi nonostante il caldo di questa giornata

Grazie Filippo, non conoscevamo Gioia del Colle.
Il breve viaggio dal Minutolo al Primitivo ci è servito a far apprezzare la tua terra e i tuoi prodotti.

 

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018, Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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