Serata Lagavulin. è la mia “prima volta” per quanto riguarda il whisky. Anzi, anche per distillati e comunque tutto ciò che non è vino. La curiosità è grande.
Pino Perrone di Whisky & Co. e Franco Gasparri di Diageo sono due che la sanno lunga, molto lunga in materia di whisky.
Lo si capisce dalla capacità che hanno di “tirarti dentro” ad ogni racconto.

La serata è curiosa. si parte dalla letteratura per arrivare al bicchiere. Si va a frugare nei libri di Manuel Vàsquez Montalban e del sup Pepe Carvalho per arrivare al nostro bicchiere di Lagavulin.

Sempre rimanendo nell’Isola di Islay (toccherà andarci…) si spazia dai colori ambrati dei whisky fatti passare nelle barriques usate per lo sherry a quelli di colore paglierino passati nelle barriques usate per il Bourbon.

Scopriamo (almeno io) che il dolce nettare deve essere trattenuto sulla lingua per 10 secondi.
Così come scopriamo che il secondo assaggio prevede l’inserimento di un pò di acqua nel whisky. Un inserimento che permette di arrivare agli aromi altrimenti coperti dalla torba.

“Mettete nel whisky tanta acqua quanta quella che troviamo la mattina su un petalo di rosa”

…. eh si, qui si apre una diatriba tra chi mette acqua, chi poche gocce e chi considera l’acqua un sacrilegio.

Passiamo per un Lagavulin 8 anni. Paglierino, iodio e fumo in modo chiaro. sapido.
Quando mettiamo acqua il bicchiere si “vela” leggermente, il che significa che il whisky è stato filtrato, ma non a freddo, in modo tale da non alterarne le proprietà.

Poi andiamo ad una versione “Lannister”. Si, i “Lannister” di Trono di Spade… la versione 9 anni è stata dedicata al famoso “Games of thrones” ma non per questo, per quanto dalal parte del “Grande Inverno” non lo mettimao sulla nostra lingua. Diverso, ambrato (botti di sherry), più simile al “whisky torbato” che sono stato abituato a bere. Un pò più dolce del precedente , ma sempre gradevole.

Poi arriviamo al clou della serata, il Lagavulin 12 anni.
ce ne sono in giro 18 versioni, una per ogni anno, e diventa sempre più pregiato.
E’ uno di quelli paglierini, con gradazione alcolica naturale che cambia di anno in anno.

57.8 gradi. Una botta.

Ma una botta piacevole, calda, avvolgente.
Un whisky che ti dice “Hey, sono io, non ti puoi sbagliare…“.

Una esperienza forte, intrigante, da fare con moderazione, ma da fare.

Difficile passare al successivo Lagavulin 16 anni
Morbido, denso, ambrato. E’ la versione che troviamo più facilmente ma non per questo da sottovalutare.

Insomma, Tra un Pepe Carvalho e l’altro siamo passati dai 43° ai quasi 60° con una nonchalance degna dei migliori scozzesi.

Caro “Mulino della valle”  – traduzione gaelica della parola “Lagavulin” … beh, sicuramente hai carattere e ci hai proprio convinto.