E’ sempre un piacere andare a cena da Marzapane a Roma. Una cucina sfiziosa, un costo ragionevole se consideriamo il livello del locale, del servizio e del cibo. Cedo al richiamo di tornare fosse altro per marcare una sorta di “giro di boa” dopo un periodo molto faticoso.

Provo a prenotare in giornata e ci riesco.Ore 21, entriamo e troviamo il solito clima caldo ed accogliente. Arredamento dai toni caldi, personale giovane e simpatico, ma soprattutto cucina a vista con Alba (Alba Esteve Ruiz) che armeggia dietro al vetro con una naturalezza tale da farti credere che stare in cucina sia giusto u hobby e non una delle attività – a mio avviso – tra le più faticose.

Ho memoria di un abbinamento baccalà-chorizo, e ho grosse aspettative.

Questa volta è diverso, optiamo per un “menu Alba” e ci lanciamo in una esperienza diversa dalla precedente.Un percorso che parte con la delicatezza dell’amouse bouche per poi spaziare tra sapidità più pronunciate e “dolcezze” che non ti aspetti. Ad esempio la sapidità del mix di salse orientali che accompagnano il manzo nomade contrapposte alle dolcezze del Royal di anatra abbinato dattero e albicocca, passando però tra un corposo riso con burro di Normandia, alici del Cantabrico e zenzero candito e una consistente Carbonara 2013 (così si chiama).

Oddio, sono spiazzato per il vino. Bevo solo io e vado al calice. Opto per una malvasia puntinata, ma mi rendo rapidamente conto che non regge a tanti contrasti. Viro a seguire verso un Tokaij furmint, sapendo di sbagliare nuovamente ma attratto di bere il mio primo Tokaij. Ah, non mi sono segnato né l’etichetta né l’anno (cosa gravissima) in quanto concentrato unicamente sui piatti. Faccio ammenda ma è andata così…

Finita la piacevole processione di pietanze e le molteplici varietà di pane appena sfornato ci avviamo verso la fine. Si fa per dire. Pre-dessert, dessert e piccola pasticceria. E pure il dolcetto “a portar via”.

Diverso dalla volta precedente ma sempre piacevole, per l’occhio, il naso, la bocca.

Hasta pronto Alba!