A pranzo con 4 amici, 10 vini e la creatività di “Romolo al Porto”

No, non eravamo “4 amici al bar”, ma 4 amici, una socia e un amico “aggregato”, ben organizzati con quella che gli amici Maurizio, Daniele e Paolo di vinodabere.it chiamano oramai “la cassetta del pronto soccorso”, alias una borsa termica utilizzata per trasportare e mantenere a temperatura quello che questo gruppo di amici ritiene essere il minimo fisiologico per supportare degnamente un pranzo come quello organizzato da Walter Regolanti da “Romolo al Porto”, ad Anzio.

Con loro ogni scusa è buona per sedersi a un tavolo, si per mangiare, ma anche per condividere quei piccoli gioiellini che riescono ogni volta a tirar fuori dal quel patrimonio enologico che hanno nelle loro cantine.

Anzio, dicevamo. Freschi di riapertura. Romolo al Porto la location.
Un luogo a me caro in quanto è qui che ho giocato nei miei ultimi anni da pallanotista. Tavolo pronto e boule, grande, colma di ghiaccio che annuncia il solito affollamento di calici e la solita maratona enologica. Annuncia anche l’immancabile sofferenza nel rendersi conto che non tutto quel che andrà nel bicchiere dovrà/potrà essere deglutito, ma a questo oramai ci abbiamo fatto l’abitudine.

I “vinodabere boys” sono già con il cavatappi in mano e fremono come bambini davanti ai regali di Natale. Fabiana, mia socia in un nuovo progetto editoriale, arriva un attimo dopo ma, con mia sorpresa (oddio, neanche più di tanto 😊) non si lascia intimorire dal tourbillon di bottiglie che inizia a caratterizzare il nostro tavolo. E anche dagli sguardi attoniti dei nostri vicini di tavolo, sono oramai una abitudine…

Aspettiamo il cibo per iniziare? Ma non se ne parla….

Si inizia a stappare. Metodo classico ancestrale La Palazzola 2013 blanc de blancs sboccatura 2015. Decisamente buono, non esplosivo in bocca ma con un bellissimo ingresso e quel residuo zuccherino che ti porta a continuare. Si apre quindi uno champagne, il Nicolas Maillard 2008 blanc de noirs. E’ champagne, con la sua crosta di pane che ci accoglie e con un inconfondibile finale con mandorla amara…bel modo di iniziare. Ma basta bolle e passiamo ad altro in quanto la smania prende il sopravvento. Exultet 2018 di Quintodecimo 2018: decisamente elegante ma con qualche pecca in quanto a struttura. Tanto per non farci mancare nulla troviamo il modo, in serata, a Roma, di provare la 2017 e trovare anche quella, la struttura, quanto basta per confermare che è un grande vino.

Oh, specifico che ancora non abbiamo toccato cibo. Apriamo quindi, in sequenza e per ingannare l’attesa un Vermentino di Sardegna Mattariga 2019 – Chessa non etichettato (un bootleg, discograficamente parlando), un Coda di Volpe Di Prisco 2016, un Verdicchio dei Castelli di Jesi 2016 di Sant’Ansovino e un vermentino Ruinas 2019 di Depperu.
Vermentino Mattariga, ad aprire le danze di questa seconda tornata, in modo più che interesante, Coda di Volpe curioso, con un ingresso al naso decisamente intrigante e un sorso – oserei dire – piacevole che (forse impropriamente9 definirei “corposo. Verdicchio strepitoso – comincio ad avere una certa propensione per questo vitigno – ma soprattutto Vermentino Ruinas veramente super – a mio avviso miglior vino della giornata – protagonista la freschezza, la pulizia e il desiderio di versarlo più volte nel bicchiere.

Poi il cibo. Walter ci inonda con una sequenza di preparazioni che fanno la mia gioia. Mi piace mangiare, ma ancora di più “spizzicare”. Un giro di crudi da far paura, con utilizzo di pesci non sempre facili da trovare nel piatto quali fragolino e tracina. Colore e abbinamenti di sapore dominano tutte le portate spaziando da sapori assoluti rispettosi della materia prima, ad accostamenti azzardati e sorprendenti, alternando le “morbidezze” con le croccantezze di una serie di tartare su pane guttiau (credo fosse pane guttiau…).

Ah, nel frattempo abbiamo stappato un secondo champagne, giusto il tempo di portarlo a temperatura. E’ il Savage di Famille Delouvin, un 100% pas dosé che entra dritto come una spada e, per non farci mancare nulla anche un “Sorriso di Cielo” Colli Piacentini DOC Malvasia di La Tosa, vitigno riconosciuto dai miei commensali ma che ha spiazzato in quanto a territorio di provenienza.

E si continua anche con il cibo. Adesso è il turno dei piatti della tradizione. Maltagliati con uovo strapazzato e pomodoro, piccanti al punto giusto, quindi le minestre di pesce, con legumi e tradizionale, a concludere una vera maratona.

Nei vini c’era anche un infiltrato. Un Barolo di Guido Porro 2012. Piacevole e con una bella acidità ma dura – solo per questa volta – da far scendere in competizione con una tale sequenza di bolle e bianchi.

Finiamo con un “giro” di dolci. Crostata, quenelle di cioccolato bianco, tiramisù molto arioso, semifreddo alla gianduia e mousse al cioccolato.
E che fai non ci abbini un Whisky Samaroli 2003 Sherry Blended?

No, il caffè lo abbiamo preso altrove.
Urgeva fare due passi e smaltire questa seduta “enogastronomica”.

Era da un po’ che non mi facevo coccolare da Walter Regolanti di “Romolo al Porto”. Chiudo questo articolo con un applauso. Mi sono divertito spaziando tra colori, sapori, abbinamenti insoliti, e mi è piaciuto anche essere riportato alla tradizione con le minestre di pesce e i maltagliati.

Un giorno infrasettimanale, vini super, cibo super ma soprattutto compagnia super.
Cosa chiedere di più?

 

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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