Cena a casa di Giorgio, e giorgio quando organizza una cena mette in tavola roba seria.

Arriva l’invito e replico: “Al vino ci penso io”. E adesso?

Stavolta è di rientro da Lampedusa e Pantelleria. Quindi immagino capperi, pesce, tonno.
Seguendo uno dei consigli dei miei Prof, orientarsi su un vino del territorio non è mai sbagliato. Il mio pusher siciliano  – alias Umberto Gambino di Wining.it–  ha recentemente arricchito la mia cantina con alcune delizie dell’Etna. Potrei non portare un vino siciliano? Ma porto un rosso?

Problema risolto. Trovo tra i vari “doni” un Metodo Classico Donna Grazia di Gurreri: fatto da un 20% di frappato e un 80% di Nero D’Avola, ben 22 mesi sui lieviti

Poi però, ho due bottiglie di Chablis che giacciono nella mia cantinetta e vorrei tanto berle. Ne porto una, hai visto mai?
Non penso sia un Chablis di quelli super, ma già solo il nome incute rispetto. E’ un 2014 e fremo dalla voglia di vedere come si comporterà.

Arriviamo a tavola. Apriamo il Metodo Classico per accompagnare un antipasto fatto di pesto Pantesco, pomodorini e bruschetta con ficazza di tonno. Roba forte, ma la bollicina si comporta egregiamente, e la bollicina scelta non tradisce.

Passiamo ad una pasta con vongole e bottarga di tonno. Apro lo Chablis, ma fallisco clamorosamente l’abbinamento.
Dovevo pensarci: Chablis non ce la fa, e la bottarga prende violentemente il sopravvento sul vino. Per fortuna ci rimane ancora un pò di bollicina, che anche in questo caso tiene botta.

Arriva un baccalà cotto al vapore. Chiaramente sapido, ma una delicatezza che permette allo Chablis di fare il suo dovere.

Conclusione: cena meravigliosa, sapori significativi, Sicilia che non tradisce, Chablis da trattare con i guanti.