Estate 2018, Slovenia, Lago Bojini. Vediamo una locanda di quelle che ti piacciono. Il richiamo è forte e la fame comincia a farsi sentire.

Che facciamo ci fermiamo qui? Ma si dai, mi ispira…

Effettivamente il posto è interessante. Tavolacci in legno, vino nelle caraffe di terracotta, piatti di sostanza.
Io e Federico optiamo per un goulash, piatto che arriva e che rispetta le aspettative.

Mente mangiamo il nostro goulash, dalla cucina – lontana non meno di una ventina di metri (e siamo all’aperto….) – arriva una “folata di aglio” da far paura. Una ventata dell’est che non si capiva se corrispondesse ad una preparazione o a qualcosa che si stava bruciando.

Non stava bruciando. Era semplicemente il “battutino” che stavano preparando per il nostro piatto di verdure grigliate. Un piatto che appena arrivato al tavolo ha generato un certo sgomento. Occhi sgranati e narici proiettate sul piatto per capire la portata di tale vortice mortale. forse “mortale” è un aggettivo troppo leggero per descrivere il “battutino”. Io, che amo provare tutto, prendo una melanzana e ci metto un millimetro cubo del fatale condimento. Vi dico solo che mi è tornato su durante la colazione del giorno dopo, e che la mia famiglia mi ha evitato per una buona mezza giornata. Non c’è stato collutorio o dentifricio capace di annullare i suoi effetti.

Mi sono anche venuti in mente – e che nessuno me ne voglia – gli aliti di aglio di quanto giocavo a pallanuoto e incrociavo giocatori dell’est. ne conoscevo uno, campione mondiale e olimpico che aveva l’abitudine di mangiare una testa d’aglio al giorno. Una salute di ferro, lui.

Abitudini diverse, spezie diverse, priorità (sociali) diverse 🙂