Cecubo e i calici dal passato

Negli ultimi anni mi sono completamente immerso nelle mie due passioni più grandi vino e archeologia, accorgendomi sempre più spesso che la linea che le separa diventa sempre più sottile.

Ho deciso di travalicare questo esile confine provando ad individuare quelle tipologie di vino già conosciute e consumate nel passato. Alcuni dei popoli italici, precedenti i romani, ci hanno lasciato molti resti materiali legati al consumo del vino e al banchetto. Per citarne uno su tutti il principe mitologico Enea, padre fondatore della civiltà romana, aveva all’interno della sua tomba, tra gli oggetti di corredo, un intero servizio per bere (tomba situata a Lavinium e resti esposti nel museo di Pratica di Mare).

Ma quali erano i vini consumati nel passato che sono sopravvissuti a più di duemila anni di storia?

Secondo numerosi autori romani i due vini più pregiati erano il Cecubo ed il Falerno, antea caecubum postea falernum scriveva Plinio.

Dobbiamo precisare subito che i vini antichi venivano chiamati con il nome del territorio da cui provenivano (quello che accade oggi con il Marsala) e non con le uve da cui erano composti.

Il Cecubo era quel vino prodotto nell’ager Caecubus ovvero quel territorio compreso tra Terracina, Itri e Sperlonga, dove le viti crescevano nella palude, maritate ad alberi di pioppo.

Era talmente raro e costoso che veniva utilizzato per celebrare eventi memorabili, anfore di Cecubo vecchissimo vennero aperte per celebrare la vittoria di Ottaviano e Agrippa su Cleopatra e Marco Antonio nel 31. a.C.

Il dominio incontrastato del Falerno sulle tavole dei banchetti dei ricchi romani, avvenne con il regno di Nerone (54-68) quando i vigneti di Cecubo e parte della palude vennero spazzati via durante la costruzione del canale che doveva collegare Pozzuoli al neonato porto di Ostia.

La mia curiosità enologica mi ha portato a scoprire l’azienda Monti Cecubi di Itri che produce una versione di Cecubo moderna composta da uve Serpe e Abbuoto, vitigni recuperati con fatica dopo attente analisi botaniche. Prima della crisi ho avuto il piacere di partecipare alla prima verticale di Cecubo promossa dall’azienda che si è rivelata molto interessante.

Oggi il vino viene interpretato in chiave moderna, le uve vengono definite, le fermentazioni controllate, l’anfora lascia spazio alla botte.

Il vino Cecubo odierno è caratterizzato da un colore rosso rubino intenso, anche in versione giovane dona piacevoli note speziate e sentori terziari, pepe nero, caffè, cacao amaro su tutti. Da evidenziare una freschezza insolita per un rosso, accompagnata da una bella tannicità, caratteristiche che gli donano una lunga vita.

Un unicum, almeno fino ad oggi, all’interno della produzione laziale.
Una bottiglia che si può stappare quando si vuole fare un sorso nel passato al tempo in cui Roma e l’italia erano il centro del mondo…

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Matteo Gerardi

Matteo Gerardi

Archeologo e sommelier, appassionato del mondo del buon bere e della buona cucina, intesi come forma di piacere. Blogger Instagram con il nome di @piaceridivini. Il vino, per Matteo, è sintesi ed espressione delle tradizioni secolari della società che lo ha prodotto e del contesto in cui nasce.

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