Dov’è il frutto?

Certamente un unicum nel panorama italiano della cultura enogastronomica, l’approccio edonistico di Luca Maroni al vino tiene banco oramai da oltre 25 anni: il primo Annuario dei Migliori Vini Italiani ha preso vita nel 1993; da allora, circa  240 mila i vini degustati

Chiaro e semplice il principio ispiratore del lavoro di Maroni: la qualità di un vino corrisponde alla piacevolezza per chi lo beve; divulgativo quindi, in certa misura, l’intento: chiunque può esprimere un giudizio sul vino, pur senza il bagaglio scientifico del sommelier.

In principio era il frutto, in altri termini, ed è il frutto che il buon vino deve restituire. E’ questo l’ “Assioma” su cui si fonda il metodo Maroni. Con un netto e coraggioso riferimento alla Teoria dei 4 elementi di presocratica memoria, Maroni riconduce la vite alla terra, all’aria, al sole-fuoco e all’acqua. Migliore è la combinazione degli elementi, migliore è il frutto. E il vino deve renderne merito, senza dover ricorrere a troppi tecnicismi per capirlo.

Il suo metodo di degustazione si basa su tre parametri, ognuno dei quali quota al massimo 33, cosicchè il punteggio massimo di un vino non sarà mai 100, ma 99: 100 lo si lascia al vino perfetto, l’infinito a cui tendere senza arrivarci mai.

La Consistenza esprime sia l’intensità del colore che la quantità dei profumi presenti nel vino, come pure la sensazione tattile del vino in bocca; l’Equilibrio misura come le dolcezze di un vino si rapportano alle sue asprezze; l’Integrità attiene alla pulizia, sia sotto l’aspetto visivo che sotto quello gustativo, e fa espresso riferimento, appunto, al frutto; la somma dei tre, come recita il “Logisma” maroniano, genera l’indice di piacevolezza-fruttosità del vino.

Quest’anno, per l’Annuario 2020, sono stati 8.091 i vini degustati e 1.277 i produttori valutati. E in una piacevole serata romana pre-natalizia, proprio lui, l’uomo orchestra Luca Maroni, ce ne svela i risultati in un esclusivo hotel del centro, invitandoci ad una serie di piacevoli assaggi, conditi da una Amatriciana con la A maiuscola.

Piacere puro, quindi, al 99%!

Claudia Meo

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Claudia Meo

Claudia Meo

Chef & Sommelier Riesce con equilibrismo a far convivere la sua realtà di aziendalista con la passione che la ha portata a diventare prima cuoco, poi sommelier, e a sperimentare nuove connessioni tra le sue diverse anime. Perché scegliere?
77 Brunelli

E’ sabato. Passo dagli amici di Osteria Poerio, a Monteverde, convinto di partecipare ad una degustazione

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