Giro di boa. E adesso?

E adesso ne sò un pò più di prima, ma continuo a volare basso con la massima umiltà.
Non me la tiro, e se posso evito di farlo sapere (Ehm…a parte su Bordolese.it…) a parte mio figlio Federico che ad ogni cena tenta di mettermi in mezzo…

Certo è che negli ultimi due mesi le circa 1800 pagine dei vari libri dell’AIS mi hanno snervato non poco.
confesso però che la soddisfazione di “recitare” davanti al mio commissario d’esame tutto l’elenco dei vini dolci italiani, regione per regione, specificando tra bianchi e rossi, soffermandomi sui vari “Recioto” – di Gambellara, Valpolicella, Soave – marcando quindi un punto importante con il Greco di Bianco (la mia commissaria era calabrese) per poi virare sul Sauternes (il mio preferito) e finire con i vini della Mosella…. beh, mi sono divertito non poco (dopo, si intende).

Fogli e foglietti. Appunti di vario tipo. Ci mancavano i tatuaggi sul polso e gli auricolari nascosti, ma alla fine ti rendo conto che se studi le inofrmazioni che ti servono ti restano in mente e non ti serve nessun “ausilio”.

Tiro due somme.
Il corso è costoso? Bah, è costoso l’approccio al vino, che cambia inesorabilmente.
Passare di fronte ad uno scaffale con unSauternes e tirare dritto diventa difficile.
Fare un percorso netto tra gli scaffali di Eataly è di fatto impossibile.
Fare una vacanza e tornare senza un cartone di bottiglie è oramai un ricordo del passato.
Andare a cena e non mettere mano alla carta dei vini è impossibile.

Però bello.
Siamo in Italia, e per un appassionato di vino, è come vivere a Disneyland per un bambino 🙂

Stappo una bollicina per festeggiare.