Sei sull’Aurelia, a Tarquinia, e con una piccola deviazione arrivi all’Azienda Muscari Tomajoli. In un batter d’occhio entri in una dimensione piacevole, piccola, rilassata ed accogliente.Marco ci viene incontro per fare gli onori di casa ed iniziamo a parlare del territorio, della sua azienda, dei tanti turisti che chiedono di passarlo a trovare. Si, per quanto possa essere “sperduto” in campagna, americani, norvegesi, spagnoli e giapponesi riescono a trovarlo e a godersi una degustazione dei suoi tre vini.

8.000 bottiglie, una piccola produzione che fa del suo approccio “bio” il proprio vanto. Nessun diserbante chimico, solo concimi organici, solo uve prodotte nelle loro terre: Montepulciano, Vermentino e Petit Verdot, vitigni proposti dall’enologo Gabriele Gadenz. Ma da Muscari Tomajoli hanno curato proprio tutto; i tre vini prodotti, ad esempio, sono “nobilitati” da tre etichette artistiche, realizzate da Guido Sileoni.

Dai piacevoli racconti di Marco passiamo alla vigna, in parte già vendemmiata. Quindi rientriamo nel patio e iniziamo la nostra degustazione partendo dal vermentino, il “Nethun”. Un vermentino 100% che beviamo sia in versione 2017 che in 2013. Un bel vino dalla spiccata mineralità, capace di conservar eil suo carattere anche per l’annata 2013.

Poi, passiamo al suo rosato, il “Velca”. confesso di avere grande curiosità per questo rosato montepulciano 100%. Non un rosato di quelli “piacioni”, di quelli che mandi giù a secchi, ma un rosato di bella presenza, di buona struttura e di una piacevolezza in bocca di quella da ricordare.

E’ quindi il turno del “Pantaleone”. Un petit verdot al 100%….ma mamma mia che colore! Un rubino molto intenso al punto tale da pensare addirittura al magenta. Un vino “vivo”, acceso nel colore, acceso da tannini giovani ma piacevoli. Giusto finale per un incontro piacevole. Mi piace pensarlo come un vino rosso di quelli particolarmente versatili, di quelli che messo a tavola riscontrano i consensi di tutti, uomini e donne, esperti e meno esperti. Me lo immagino già a come potrebbe andar giù in una delle mie cene…

Ce ne andiamo. Ciao Marco, torneremo a trovarti