Il mio “Bererosa” 2017

A me il “rosa”, nel bicchiere, non mi ha mai catturato. Forse quel colore rosato, che spesso traspare in un bicchiere appannato, il suo fascino ce l’ha, ma di li a tributare ai rosati la giusta considerazione, confesso, mi manca ancora qualcosa. Però, questa considerazione per i rosati non mi sembrava giusta, e allora negli ultimi mesi mi sono lanciato più volte, vuoi con un aglianico in costiera amalfitana, vuoi con una bollicina “Charme” di Firriato servita con l’aperitivo in occasione di una cena con amici, vuoi per una recente degustazione “francese” di un rosè della Languedoc e di uno champagne, sempre rosè.

Poi arriva “Bererosa 2017”, e per quanto l’evento si svolga in una delle giornate più calde dell’anno, una di quelle in cui non saresti disposto ad andare oltre una sana grattachecca (alias granita) con cedro fresco e cocco a pezzi, mi lancio e vado in quel di Palazzo Brancaccio.

A Palazzo Brancaccio ci sono andato per altre cose, spesso di inverno. Il ricordo di una location particolarmente bella, ma il solo pensiero dei drappi alle pareti mi mette ancora più caldo e ancora meno voglia di bere. Mi faccio coraggio e comincio. Si passa dal rosa sparato dei cappellini di paglia distribuiti dagli organizzatori al rosa tenue di quei vini che cedono alla tentazione di imitare i rosati provenzali. Se non sbaglio il tema del colore, del più o meno rosato è un tema che va molto in voga di questi tempi…

Esco da Bererosa e mi faccio riavvolgere dai 36 gradi romani e dalla sella rovente del mio scooter.

Il rosa merita ulteriori approfondimenti. Sono ancora in fase di macro analisi: qualcosa mi convince ma tanto altro ancora, decisamente, no.
Ho putroppo ancora ho la sensazione – opinione del tutto personale – che ci sia troppa variabilità nei rosati. Non so se è colpa della mia ignoranza, dei miei pregiudizi o del colore il quale avvicina il rosè al concetto di “bello” e “fresco” ma resto ancora con qualche perplessità, in particolar modo per quanto riguarda una buona percentuale dei vini fermi.

Continuerò la mia ricerca.

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018, Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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