Il “trapizzino” si mangia così:

Se non conoscete il trapizzino potete cambiare pagina.
Oppure, se siete curiosi, prendere atto che esiste un posto nel quale vi preparano un angolo di pizza sempre caldo – o meglio, un impasto che  a mio avviso sta a metà tra una genovese e il pane – e ve lo riempiono a mò di tasca con delle succulente pietanze tipiche della tradizione romana (o giù di li).

Però, dal mio punto di vista, il trapizzino non è una cosa che si può descrivere. Si può però raccontare tutto quello che “innesca”, come ad esempio la “voglia di trapizzino” che ti viene quando hai voglia di mangiare poco ma quel poco deve essere significativo, gustoso e fortemente sfizioso. Possibilmente, qualora sotto dieta, deve anche lasciarti in pace con la tua coscienza.

Lo puoi riempire con polpette al sugo, pollo alla cacciatora, melanzane alla parmigiana, polpo al sugo, lingua in salsa verde, picchiapò e burrata con alici (sicuramente dimentico qualcosa…).

Il problema del trapizzino è la tecnica del morso.
Facile a dirsi, difficile a mettersi in pratica.
Se lo modi come un hamburger ti tracima tutto il condimento e puoi dire addio ai tuoi pantaloni.
Se lo assalti di lato, prendi solo la parte secca.
Come fare? Suggerisco la mia strategia.

  1. Fase dell’osservazione. Il trapizzino vi guarda, pronto ad imbrattare pantaloni e camicia. E’ necessario un momento di concentrazione sia per moderare la salivazione che per definire una strategia di attacco.
  2. Messa in sicurezza, vale a dire leggera leccata sui bordi come fate per il gelato quando avete un cono che inizia a scolare
  3. Primo morso sulla parte lunga del trapizzino, prendendo parte del bordo e parte del condimento
  4. Azione simmetrica sull’altro lato
  5. Morso sul lato corto, l’angolo, con il trapizzino in posizione leggermente verticale, tale da far convergere un pò di condimento anche sull’angolo
  6. Azione simmetrica sull’altro angolo
  7. Equilibratura: aprire il trapizzino per far cadere il condimento restante sul fondo della tasca, altrimenti alla fine vi rimane solamente il pane.
  8. Finire in serenità il ghiotto boccone (come viene viene).
  9. Salviettina finale d’obbligo (se non vi siente impiastrati siete dei fenomeni).
  10. Uscire di corsa dal locale onde evitare la tendazione di far eil bis.

Si accettano suggerimenti per strategie alternative.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018, Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.
Peposo.

Firenze, un venerdì sera. Ma soprattutto una fame di quelle che pretendono roba di sostanza.

Tapas intriganti…

A me piacciono le Tapas che si trovano nella Spagna del nord. Paesi Baschi, Asturias, Galicia,

La Pizza di Bonci

Gabriele Bonci è oramai un personaggio televisivo. Un “signor fornaio” famoso a Roma per la sua

Leggi anche...