In viaggio con  “Accamilla”

Non ho ancora affinato quella capacità di dare un “nome e cognome” a un vino al primo sorso.
Forse è per questo che quando bevo, da solo o in compagnia e non in un evento tecnico, lascio andare i miei sensi a briglia sciolta, andando alla ricerca di cose strane, ma soprattutto di emozioni, quelle emozioni capaci di lasciare il segno.

Sono rare le volte che questo accade. O meglio, sono rare le volte nelle quali una bella sensazione ti marca talmente tanto da generare entusiasmo, e quando accade, beh, ho il piacere di esternarlo.

Devo fare una premessa importante. Per me il vino non è business. Non so se un giorno lo sarà, ma ad oggi non lo è, per cui posso permettermi di parlare di un vino nel modo che preferisco. Rispettando tutti, ma prendendomi la libertà di esprimere il giudizio e di manifestare (eventualmente) anche il dovuto entusiasmo.

Questo vino l’ho bevuto, recentemente, due volte.
Una prima volta a pranzo, una seconda alla cieca durante le sessioni per la Guida dei vini della Basilicata fatta insieme agli amici di vinodabere.it.

Che fosse lo stesso vino non l’ho capito. Che fosse invece la stessa sensazione di entusiasmo invece si.
Houston abbiamo un problema…” e che bel problema…. Ma cosa c’è nel bicchiere? E soprattutto chi ha deciso di farmi felice in occasione in questa caldissima estate romana? E ancora, che menù posso preparare per “spizzarmi” (chi è di Roma mi avrà capito) questo vino nel modo migliore?

Sto parlando di Accamilla, uno dei vini di Camerlengo.
Camerlengo = Antonio Cascarano = un vero fiume in piena.
Per condividere un “periodo” con Antonio devi avere tempo, voglia di mangiare, di bere e soprattutto memoria per le mille cose che ti racconta. Appunto… un fiume in piena.

Accamilla è dedicato al suo (sua) Bulldog.

Colore arancio. Etichetta che a malapena si legge.
Strani (almeno per me) i vitigni utilizzati Santa Sofia e Cinguli (oltre a Malvasia di Rapolla).

Lo guardi e ha un colore “orange” di una luminosità ammaliante.
Ci metti il naso dentro e ti cattura dichiarando subito di non essere il solito vino.
Lo metti in bocca e ti conquista. Note di arancia, vegetali, fresco, minerale, sempre vivace.
La sensazione è quella di avere nel bicchiere un vino vivo che chiede in continuazione di essere bevuto.
Per quanto mi riguarda facendomi dimenticare di tutto quello che c’è sul resto del tavolo.

Siamo nel Vulture.
Accamilla nasce da uve surmaturate. Segue con una macerazione sulle bucce per 15 giorni in tini di castagno. Poi tonneaux di rovere, poi affinamento in vetro. Tutte le attenzioni necessarie per far si che io provassi le stesse sensazioni sia vedendo la bottiglia che provandolo alla cieca insieme ad altre decine di vini.

Un vino che rispecchia il carattere di Antonio, e nel quale mi ci farei il bagno, ma che mi manda in crisi nel momento in cui devo decidere cosa preparare per pranzo al fine di “accoppiarlo” nel modo migliore. Lo metterei su tutto, dalla pizza e mortadella in poi, per cui sono spiazzato.

Alla fine l’ho abbinato a un sontuoso tonnarello Lagano fatto bollire in un fumetto di pesce e mantecato con pomodorini, calamaretti, canocchie e gamberi rosa. Un pranzo decisamente di gran lusso 😊

Lo so, questo articolo potrebbe sembrare troppo celebrativo, ma ad Antonio non devo nulla, se non un grazie per avermi fatto gioire in questo modo, e per ben due volte. Anzi tre…

www.camerlengodoc.it

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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