A noi di Bordolese.it il vino piace berlo in compagnia, e condividerne le sensazioni. Abbiamo colto l’occasione di un Sancerre 2003 di Monsieur Vatàn per aggiungere altri Sancerres, dal bianco al rosso, per sederci attorno ad un tavolo, bere le nostre bottiglie e condividerne le impressioni.  Claudia Meo, sommelier AIS è la nostra reporter per questa prima, ufficiale “Degustazione condivisa” (nb. le nosre degustazioni sono gratuite e autofinanziate…).

 

Sancerre, mineralità innanzi tutto… con due testimoni d’eccezione

 

Quando ho raccontato ad un caro amico, con il quale condivido curiosità enogastronomiche, di aver passato una piacevolissima serata tra amici degustando vini della Loira, la sua domanda secca è stata: “… Loira di mare o Loira di collina?”.

Da un punto di vista strettamente scientifico la domanda può sembrare atecnica, considerata la ricchezza di questo fantastico unico vigneto che si snoda dalle sponde della Bretagna fino al cuore continentale della Francia, con condizioni climatiche del tutto diverse, terreni altrettanto variegati, che vanno dai graniti e la sabbia della costa al kimmeridge di Sancerre e Pouilly, e che dai sacri testi viene infatti diviso in quattro macro-zone molto diverse tra loro.

 

Ma la domanda, al contrario, mi ha dato una chiave di lettura interessante…

Iniziamo col dire che ospite d’onore è stato il Sancerre, fantastica denominazione (Appellation d’Origine Contrôlée, per i più bravi) del centro della Francia, che dalla natura ha avuto in dote tutte le caratteristiche necessarie per produrre Sauvignon blanc memorabili.

Due i produttori di cui abbiamo fatto conoscenza … si fa per dire, parlo per me, perché Danilo Intoppa – come lo chiamiamo noi il vero Wikipedia del vino, ma soprattutto del vino francese –  per fortuna, li conosce così bene da avere con loro rapporti diretti.

Frutto delle vigne quarantennali del Domaine Gerard Boulay, abbiamo degustato anzitutto Clos de Beaujeux 2017, anagraficamente giovane … ma non ci siamo sentiti in colpa più di tanto per averlo privato di una maturità promettente: regala già un bell’equilibrio tra frutta e mineralità (neanche a dirlo …).

Monts Damnes 2017, sempre di Gerard Boulay, anch’esso appena nato, ma già in grado di esprimere notevole ricchezza, complessità ed energia (… parola che non si trova nella nomenclatura della degustazione tecnica, ma calza). Già un bel salto, tra i due.

Per dirla tutta non mancano in circolazione, per chi le volesse, declinazioni scientifiche, dettagliate e più esaurienti di questi vini e degli altri che abbiamo condiviso, ma a me piace e basta descrivere un concetto, un percepibile cambio di dimensione, dalla verticalità all’ampiezza, che ha caratterizzato la serata e ci ha portato al gran finale: Clos La Nèore del 2003, frutto del lavoro di Edmond Vatan (oggi più di sua figlia, considerata la sua splendida età) – figura entrata ormai nel mito per abilità indiscussa e, per chi lo ha incontrato di persona, per il carisma che sprigiona dalla sua semplicità. Sauvignon blanc, questo, che esprime tutto ciò che serve per non farci rimpiangere i migliori equivalenti nostrani: mineralità, sapidità, sorprendente longevità … come solo un vino d’eccezione può e deve saper interpretare.

Ma torniamo alla domanda del mio amico … eh sì, perché, se è vero che la Loira bretone, Atlantica, ci regala il Muscadet, coltivato sulle sponde oceaniche e perfetto per un piatto di ostriche, andando controcorrente fino a Sancerre quelle stesse ostriche le ritroviamo nei frammenti e nei fossili che costituiscono il suddetto kimmeridge (una di quelle parole che, come lo scalogno di Cracco, ti fa sentire figo soltanto a dirla …), nella mineralità dei vini di questa sera.

 

Il Sancerre ci ha piacevolemente coinvolto, tanto che viene da pensare che la sorte gli abbia tirato davvero un brutto scherzo dandogli un vicino di casa importante come Pouilly … patria dei Sauvignon blanc universalmente riconosciuti come i più grandi al mondo.

Dissertando rilassatamente, prende corpo anche stasera quella domanda che, personalmente, sempre mi assilla quando mi avvicino a quel parco giochi enologico chiamato Francia: “ma … i francesi, sono davvero più bravi di noi a fare il vino, oppure sono degli abili valorizzatori del proprio prodotto?” ?  Le mie conoscenze attuali non mi permettono di dare una risposta univoca … mi consolo, per il momento, con un dato incontrovertibile … le 504 varietà di vitigni presenti nel territorio italiano, per esempio. Ma qualcuno ribatte … “i francesi ne avranno di meno di vitigni, ma certamente sanno cosa farci …!”.

 

E il Sancerre di stasera, in effetti, sembra confermarlo!

E dopo aver bevuto francese, per chiudere la serata e ricompattare il gruppo, decidiamo di accettare la ospitalità di Carlo Fiori, di Osteria Mangiafuoco a Monteverde, che ci invita a mangiare romano in modo tanto appetitoso quanto aristocratico. La cornice ideale, l’Osteria di Carlo, per indulgere alla bellezza!

Soddisfatti e certi che questa convivialità non finirà con stasera, ben sapendo che accetteremo di buon grado nuovi coinvolgimenti da parte di Bordolese.it, ci diamo comunque appuntamento a Montalcino, dove tra qualche giorno avrà luogo una kermesse dei vini naturali di tutta Europa.

Qualcosa ci inventeremo … non perdeteci di vista