Andare da Marino Colleoni di Podere Sante Marie è una esperienza da non perdere.
Una esperienza per la quale vale la pena azzerare i tuoi condizionamenti, riportare la tua conoscenza del vino ad un foglio bianco e dare la tua penna a Marino, chiedendogli di scrivere su quel foglio.

Marino con la terra ci parla.
Con la sua vigna ci vive insieme, e della sua cantina sente in continuazione la sua anima e il suo battito cardiaco e le sue funzioni vitali.

E’ questa la sensazione che ho ricevuto condividendo con Marino una mattinata nel suo Podere. Pochi ettari solamente, ma governati in modo religioso e con il massimo rispetto. Per Marino non ci sono “strumenti” con i quali misurare lo stato di salute: il caos della natura circostante è l’indicatore migliore, quel modo di manifestarsi della natura che pretende rispetto. Se in vigna hai “il ragnetto” che mette in pericolo la sua uva, lui trova un altro “ragnetto” (nb. non me ne vogliate per la definizione impropria ma non ricordo il nome esatto) che combatte il ragnetto distruttore.

Nulla è “nemico” nella sua terra.
Quello che per altri è nemico, per Marino è un elemento per il quale andare a cercare equilibrio. E aggiungo che mai come in questo caso l’espressione ricorrente “il vino buono si fa in vigna” trova una giusta collocazione.

Passiamo dalla vigna in cantina, e mi meraviglio di non vedere Marino con uno stetoscopio al collo.
Lui ogni botte la controlla giorno per giorno, mettendoci naso e bocca. Le fermentazioni partono e lui non le ostacola in alcun modo. Controlla però quello che accade, cercando di capire se nel suo assaggio c’è qualche “puzzetta” che possa identificare la presenza di batteri. E’ solo a quel punto che viene fatta una analisi, ed è solo a quel punto –nel caso in cui la “puzzetta” avesse detto la verità – che Marino interviene con 1-2 grammi di solforosa (1-2 grammi!). Mi sentirei di dire che è quello che noi facciamo con un figlio. Guardarlo mentre dorme, come cresce, come parla, chi frequenta e, personalmente, dargli un po’ di belladonna quando vedo che ha la gola infiammata…

Anche la visita ha un sapore diverso. Calice alla mano in viaggio prima di anno in anno tra quelli che “saranno” Brunelli. Poi in viaggio ancora fino ad arrivare ad una piccola barrique, necessariamente piccola in quanto riservata ad una piccola raccolta. Un “Futuro Brunello” diverso. Un diverso viaggio di conoscenza attraverso il Sangiovese, passando piacevolmente tra un assaggio raffinato e una “puzzetta” che diventerà anch’essa raffinata. Un Montalcino diverso, piacevole, accattivante.

Grazie Marino. Il tuo amore per quello che fai ci è arrivato tutto, nel vino e nelle parole.

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