Le scommesse di Nicola Chiaromonte

Confesso, sono capitato a Gioia del Colle nel primo giorno di vendemmia e per Nicola Chiaromonte credo di essere stato una vera spina nel fianco nel cercare di incontrarlo. Ma volevo farlo a tutti i costi, e non solo ci sono riuscito ma ho trovato una per persona di una ospitalità a dir poco commovente.

Nicola si definisce un contadino. Per me è qualcosa di profondamente diverso.
Sicuramente le radici sono contadine, ma Nicola è uno che ha il fuoco dentro. Il fuoco della scommessa, della competizione, della sperimentazione e del lanciarsi in nuovi progetti.

Nell’azienda di Nicola non ci si ferma al suo pluripremiato Primitivo. Si va oltre.
Si punta su Fiano Minutolo e su una bollicina ancestrale, pensata secondo i dettami della tradizione contadina, ma reinterpretata sia in versione chardonnay/fiano minutolo che in versione Pinot Nero/Primitivo.

Il modo di pensare un progetto di Nicola lo si capisce fin dal primo momento. Lo si capisce dalla struttura della nuova “base operativa” con annessi servizi ricettivi. Lo si capisce dalla nuova cantina e da quella che sarà la nuova barriccaia. Strutture di nuova concezione, imponenti, espressione chiara di come Nicola intende portare avanti la sua azienda.

Lo spirito competitivo di Nicola è incontenibile, e lo si vede da quel ghigno di fierezza che lo accompagna nel servire i suoi vini.

Potremmo soffermarci sulla gradevolezza del suo “Kimia”, una bella espressione di Pinot Nero Rosato, se non fosse che ci facciamo incuriosire sia dalla sua bollicina ancestrale “Chiaramonte Ancestrale Rosè 2017”, una bollicina che non ha nulla da invidiare a bollicine “nominalmente” più importanti, con i suoi 36 mesi sui lieviti, un perlage raffinato e persistente e una freschezza che non ti dico.

Così come non riusciamo a non farci rapire – tra una frisa, un pomodorino secco e un capocollo – dal suo Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto 2013. Un Primitivo complesso e suadente nel quale perdersi in una giostra di profumi che vengono poi confermati al primo sorso. Un tannino altrettanto elegante che ti coccola insieme ai sentori di pepe, alle note speziate e anche ad una nota balsamica. Ma in questo vino puoi sentirci tutto, e la gradazione “robusta” è nulla in confronto al desiderio di finire la bottiglia.

Un vino che non ha bisogno di presentazioni, che probabilmente siamo tra gli ultimi aver apprezzato, ma che abbiamo avuto la fortuna di sorseggiare insieme a Nicola.

Nicola, non so se questa mia affermazione ti farà piacere o meno, ma tu vieni prima del tuo vino.
I tuoi vini sono l’inevitabile conseguenza del tuo modo di essere, fare, competere, scommettere.

Un incontro probabilmente faticoso per te che ti eri svegliato alle due di mattina, ma terribilmente piacevole per noi… Grazie Nicola.
Ci vediamo alla prossima sfida 😊

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018, Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.
Dov’è il frutto?

Certamente un unicum nel panorama italiano della cultura enogastronomica, l’approccio edonistico di Luca Maroni al vino

Marsala Pre-british

Com’era il Marsala prima che arrivassero gli inglesi? E’ stato infatti l’inglese John Woodhouse  che nel 

Guarda anche...