Si scrive Vermentino, si legge “Capichera”

Mi fa un certo effetto rimettere nel bicchiere quel vino che alcuni amici, in quel di Villasimius, qualche decennio fa, misero al centro della tavola con la fierezza di chi aveva “optato” per un signor vino. Forse sarà stato per quell’importante imprinting che mi sono approcciato a questa degustazione con entusiasmo e curiosità. O forse per il recente avvicinamento ai vini sardi reso possibile da Maurizio Valeriani di Vinodabere.it. O semplicemente perché nel bicchiere pensavo di ritrovare quello che poi, effettivamente ho ritrovato.

Mi aspetto Vermentino e null’altro che Vermentino, ma Fabrizio Ragnedda di Capichera ci guida in un percorso che, a sorpresa parte dal loro rosso Assajè 2016, inizialmente un blend di Carignano, Syrah e qualche vitigno autoctono, ora solo Syrah.
Una gran bella sorpresa. Tante cose nel naso, come se avessi infilato la testa in un cespuglio di macchia mediterranea. Ma anche una bella, bellissima presenza al suo ingresso in bocca. Un tannino non invasivo per un vino estremamente piacevole. Assajé vuol dire “è qualcosa“, nome forse riduttivo per tutto quello che ho trovato nel naso e in bocca (più di “qualcosa”…), ma se va bene a loro…

Andiamo bene… mi ero preparato mentalmente ad una scorpacciata di vermentini e invece abbiamo cominciato con un rosso.
Ma si passa al Vermentino. Ce li ho tutti aperti e ci metto naso e bocca con l’impazienza di chi vuole trovare le tante sfumature che queste bottiglie immagino possano avere. Mi impongo un approccio paziente, ma ci vuole poco per capire che 40 anni di vermentino sulle spalle si sentono tutti.

Inizio con Vigna n’gena 2019. E’ vermentino. Mi ci ritrovo in pieno per freschezza, profumi, mineralità.
E’ quello che mi aspettavo, o meglio, è quello che desideravo trovare, e l’ho trovato.
Sto condividendo questa degustazione con amici che di queste terre conoscono per nome anche i sassi; io ho una esperienza degustativa più recente, e mi verrebbe da dire che questo Vigna n’gena corrisponde esattamente a quello che per me è il Vermentino di Gallura. O meglio, quello che era, in quanto le bottiglie successive hanno cambiato la mia percezione.

Capichera Classico 2018. Un must. Il vermentino bevuto anni orsono a Villasimius.
E’ lui, ma solo oggi mi riesco a divertire con le sue note floreali, la sua presenza e con una piacevolissima nota amara che lo caratterizza ancora di più.

Si va avanti. Con VT 2017.
Fino a qualche anno fa per me VT era la targa di Viterbo :).  Oggi scopro che è il nome di un vino che non può definirsi vendemmia tardiva, ma che allo stesso tempo di un vino che può permettersi il lusso di non perdere troppo tempo nella ricerca di un nome tanto è il suo carisma.
Si, parlo di carisma. e’ la prima parola che mi viene in mente pensando a un vino lungo, a mio avviso con una nota erbacea. Caldo, sapido, decisamente più complesso del precedente. “Avvolgente” è la seconda parola che mi viene in mente quando mi incontro con le sue note mielose…

E poi Santigain 2015.
E’ qui che scopro che il sardo può essere più complicato della lingua basca (per me una delle più complicate…).
Urria” in basco, “Santigaini” in sardo.
Insomma il sono nato il 18 Santigaini del 1962. Ottobre, di fatto.
Beh, a questo punto me lo godo ancora di più…

Anche in questo caso devo mettere da parte il mio modo di pensare il vermentino.
Santigaini è il Cru di Capichera. Messo in vendita dopo 4 anni dalla vendemmia.
4 anni per diventare quello che è, con un ingresso importante, complesso, erbaceo, minerale e con una conferma al gusto.
Bella la sua sapidità e la sua eleganza.

Adesso ho tutti i miei vermentini aperti.
Sono nel bicchiere da diversi minuti e non posso fare  ameno di rifare “un giro” per cercare altre peculiarità,  per trovare qualcosa che mi è sfuggito… qualcosa di nuovo. E lo trovo.
I vini si sono scaldati. Si sono aperti in un modo che non mi aspettavo.
Non sono più a quegli 8/10° consigliati, quella temperatura che li rende sicuramente gradevoli a tutti.
Ma è con qualche grado in più che questi vini riescono ad esprimere ancora meglio il loro carattere.

Goderseli freddi? Studiarseli un po più caldi? Mah, non saprei.
Due sensazioni diverse, entrambe piacevoli.
Benvenuto Capichera. Grazie per questo bel viaggetto in terra gallurese!

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018, Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.
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