Terlan e Andrian: l’Alto Adige nel bicchiere

Bella la storia della Cantina di Terlano (o Kellerei Terlan, se preferite).

Una storia che parte dal 1893, anno nel quale i viticoltori di Terlano decisero di fondare una cantina sociale, spinti dal desiderio di mantenere le loro tradizioni e guidati dal coraggio necessario per sottrarsi dalla dipendenza dei grandi latifondisti. Del resto, la storia della viticoltura in questo territorio parte da molto lontano. Alcuni ritrovamenti testimoniano addirittura una cultura vinicola preromanica. Oggi la cantina conta 143 soci, impegnati su 190 ettari di vigneti per una produzione di 1,5 milioni di bottiglie.

Siamo a nord-ovest di Bolzano, in una zona vocata alla viticoltura. Protetti a nord dalle Alpi, aperti a sud all’aria mite della Pianura Padana ed esposti ad ovest in modo da godere di una ottima esposizione solare. Un microclima che garantisce forti escursioni termiche. Un territorio nel quale i vini bianchi rappresentano il 70% della produzione e nel quale l’Azienda “si concede il lusso” di dare al vino il tempo necessario per maturare. È interessante infatti considerare che quello di Terlano, è di fatto un archivio enologico. Uno spazio pensato inizialmente dal cantiniere ed enologo Sebastian Stocker, ricavato a 13 metri di profondità per conservare in modo geloso circa 100.000 bottiglie di annate che vanno dal 1955  ad oggi. A dir la verità nell’archivio c’è anche una bottiglia del 1893, ma immagino che sarà difficile trovare il coraggio per aprirla…

Sul tavolo abbiamo quattro vini, e smaniamo dalla voglia di metterci il naso (e non solo).
Vale la pena ricordare che abbiamo trovato in degustazione etichette con due marchi, Cantina Terlan e Cantina Andrian. Due marchi ma una stessa azienda. E’ infatti dal 2008 che Cantina Terlano ha acquisito Cantina Andrian.



Andrian Doran Chardonnay Riserva 2018

Forse il vino meno immediato dei quattro. Un vino che necessita una lettura più attenta. Però, questo Chardonnay ha un bella struttura. Persistente, non il solito Chardonnay. Mi incuriosirebbe provarlo a tavola, mettendolo alla prova con piatti più impegnativi rispetto a quelli che si pensano con un vino bianco, e mi aspetterei qualche bella sorpresa.


Terlaner I “Primo” Grande Cuvée 2018

65% Pinot Bianco, 32% Chardonnay e una piccola percentuale di Sauvignon blanc per questa Cuvée.
Realizzato con le migliori parcelle dell’Azienda (sempre le stesse), è un vino di bella struttura, decisamente complesso.
Spicca la sua mineralità, con note agrumate e una leggera vena erbacea. Anche il legno fa la sua parte, ma in modo delicato.

 


Terlaner Rarity 2008

60 % Pinot Bianco, 30% Chardonnay, 10% Sauvignon Blanc.
Le Rarità di Terlaner cambiano vitigno ogni anno. Invecchiate con il metodo Stocker, il quale dopo un affinamento in botti di rovere prevede il passaggio in piccoli fusti d’acciaio nel quale il vino viene lasciato per 10-30 anni, quindi lasciato invecchiare in bottiglia per altri 4-5 anni.
Che dire, un approccio olfattivo di quelli che a me affascina, in quanto “diverso dal solito”, con camomilla ed erbe in primo piano. Ma anche i lieviti fanno la loro parte, contribuendo alla complessità e all’eleganza di un vino decisamente interessante.

 


Andrian Andrus Sauvignon 2019

Poche cose da dire se non che questo Andrius è un grande Sauvignon, capace di affascinare prima, durante e dopo. Intenso e ricco al naso. Conferma piena al sorso e una lunghezza di tutto rispetto.
Decisamente quello che ci si aspetta da un Sauvignon. Un grande Sauvignon 🙂

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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