Vino, teatro e belle domande

Di nuovo Vignaioli in scena, questa volta insieme Simona e Giuliano Salesi di Podere Orto, e di nuovo con Marino Colleoni.  Pensavo di andare per fare due chiacchiere e bere vino e invece…

E invece la serata è passata attraverso i grandi vini dei due ospiti (anzi tre), e le virate coraggiose di Marco Arturi, conduttore della serata. Non avevo mai visto Marco all’opera in questo ruolo. Scopro in lui diverse cose, dalla profonda conoscenza dell’argomento e delle “persone del vino” ad una innata capacità di saper accompagnare gli ospiti in un percorso capace di alternare argomenti tecnici a “faccende” umane, a tratti filosofiche.

Ecco quindi che la serata si svolge in modo molto intrigante, tra un vino e l’altro, con Marco nostro driver pronto a districarsi tra bicchieri, aneddoti e confessioni da parte dei vignaioli presenti.  Riassumo di seguito gli argomenti che più mi hanno incuriosito, in modo volutamente schematico.

Naturale o Etico?
Al pronunciare della parola “naturale” nascono alcune considerazioni. Per chi produce in modo naturale, è naturale (scusate il gioco di parole) produrre il vino in quel modo. Rispettando terra, vigna, cantina ma soprattutto le persone coinvolte. Si vira quindi dal concetto di naturale – dato per scontato – al concetto di etico, un concetto che sgancia il movimento “naturale” dal dubbio che tutti noi abbiamo in merito al fatto che fare vino naturale possa essere solo moda o semplicemente un valore commerciale.
Insomma, il vero vignaiolo naturale fa vino in quel modo per un suo modo di essere, non per moda, non per denaro.

Invecchiamento: realmente un valore?
Assaggiamo due vini “atti a diventare Brunello”. Come sapete il Brunello, da disciplinare, può definirsi tale solo dopo 5 anni di affinamento. Ma come è il Sangiovese 2018 e 2019, quello che un giorno sarà Brunello? Sarà un vino pronto o non riuscirà a raggiungere la sua massima espressione prima dei fatidici 5 anni? Ha senso aspettare cinque anni per mettere nel bicchiere quella “magnifica anomalia” appellativo che Marino Colleoni attribuisce al Sangiovese di Montalcino?
Aleggia in sala un dubbio: forse è un gran vino anche subito?
Lo beviamo in bottiglie scritte a pennarello. Gran bel sangiovese, immediato, naso intenso, morbido. Nessuno cerca la risposta adatta a questa domanda, ma qualche dubbio ci viene….

Fare il vino è una cosa solo per ricchi?
Marco pone questa domanda a Simona e Giuliano di Podere Orto.
Mettersi a fare vino è una cosa possibile. Più possibile se in una zona nella quale puoi comperare un ettaro ancora a 10.000 euro. Meglio ancora se hai un contadino del posto che ti accompagna nell’avventura. Consigliato farlo – se non si vuole soffrire per una lunga attesa – acquistano un terreno che ha già delle vigne.

La differenza tra “fare” e “ottenere”
Marino Colleoni racconta che Gianfranco Soldera, perfezionista del vino, quando vide il suo terreno gli disse “ qui ci puoi fare delle ottime patate”. Pur manifestando un grande rispetto per un grande del vino, Marino invece, in quel campo di patate, ha fatto in modo di farci dell’ottimo vino. O meglio, Marino parla della differenza tra “fare” e “ottenere” e del valore per la vita vegetale. Un mondo vegetale al quale dare fiducia per ottenere un buon prodotto.

Insomma, una serata strana, fatta di racconti e argomenti che finora non mi ero trovato a trattare.
Una serata fatta anche di Sangiovese. O meglio di vino “Atto a diventare Brunello”.
Ma va bene così.

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018, Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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